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Lunedì 16 Marzo 2020
Ripartire diversamente. Stili di vita post-quarantena

In questi giorni le nostre abitudini sono state stravolte. Isolamento, distanze, l’economia che rallenta e il tempo che si dilata, offrendoci lo spazio per rivolgere lo sguardo a ciò che sarà dopo, aiutati dalle buone notizie che arrivano dal mondo.

L’emergenza sanitaria che purtroppo sta colpendo l’Italia ed altri paesi nel mondo ha stravolto le nostre abitudini. Scuole chiuse, mezzi di trasporto svuotati, manifestazioni di ogni genere rinviate o annullate, distanze “di cortesia” allargate. Ma, ancorché indesiderata, la quarantena offre nuove e singolari prospettive da cui ri-analizzare il nostro modo di vivere, facendoci forse capire che alcuni nostri comportamenti sono destinati a cambiare quando, finalmente, l’emergenza sarà passata.

Ecco alcuni spunti che l’isolamento ci offre, grazie al tempo che ci viene dato per curiosare tra le buone notizie che arrivano da oltre il cancello di casa.

TELELAVORO. Secondo Bloomberg, autorevole agenzia di informazioni economiche e finanziarie, è in atto il più grande esperimento di telelavoro della storia. E come possiamo dar loro torto?  Prima Wuhan in Cina e ora in Italia, sono migliaia i lavoratori che d’improvviso sono stati “invitati” a rimanere a casa e a lavorare dal proprio appartamento anziché affollare strade e mezzi pubblici per andare a lavoro. Eppure finora non erano molte le aziende che avevano già sperimentato il telelavoro.

E… se funzionasse? Se questa esercitazione di massa dimostrasse a lavoratori ed aziende che non è necessario intasare le strade per raggiungere tutti nello stesso momento il luogo di lavoro? Quanto ne beneficerebbero i lavoratori in termini di tempo guadagnato, tolto al tragitto casa-lavoro? Di quanto aumenterebbe la produttività per le imprese che, a fronte di un risparmio in scrivanie e postazioni per dipendente, avrebbero personale meno stressato da un eccesso di ore trascorso tra open space e commuting (pendolarismo)? Quanto ne beneficerebbe l’ambiente per il minor inquinamento da gas di scarico o per la maggior energia risparmiata, se già pensiamo in un’ottica di mobilità elettrica?

INQUINAMENTO. La Cina non smette mai di stupire. Nel bene e nel male i suoi numeri suscitano sempre impressione. A causa dell’emergenza Covid-19 la chiusura delle attività produttive cinesi ha portato ad una riduzione delle emissioni di anidride carbonica (CO2) del 25%, pari a 100 milioni di tonnellate di CO2, cifra che sullo stesso periodo equivale ad un taglio del 6% delle emissioni mondiali!

Per il nostro Paese e per il resto del mondo dati di questo tipo non sono ancora disponibili, tuttavia l’Agenzia Energetica Internazionale (IEA) già stima un’importante riduzione nei consumi di petrolio nel 2019, con conseguente calo delle emissioni inquinanti.

L’economia si ferma e si ferma anche l’inquinamento. Ma per quale motivo dobbiamo dare per scontato che quando la produzione ripartirà lo dovrà fare necessariamente anche l’inquinamento? Può essere questa una buona occasione per contrastare il cambiamento climatico?

FILIERA CORTA. Già un ragguardevole numero di economisti parla di fine della “filiera lunga”. Il coronavirus ha mostrato tutta la debolezza del dipendere da un paese straniero e lontano dal territorio nazionale per l’approvvigionamento di merci, componenti e beni considerati strategici. Si immagina per il prossimo futuro ad una produzione più localizzata, volta quindi più alla domanda interna piuttosto che a quella globale.

Certo, il costo di alcuni beni potrebbe subire un leggero aumento, ma riportare la produzione nell’ambito di un’Unione Europea che negli anni si è dimostrata capofila della riduzione delle emissioni inquinanti potrebbe contribuire al benessere del pianeta, garantendo un minor inquinamento per il trasporto delle merci, oltre ad una maggiore occupazione e al miglioramento degli indicatori economici locali.

ANDRÀ TUTTO BENE. Andrà tutto bene. Lo speriamo. Ce lo auguriamo e lo auguriamo a tutti gli italiani e a tutti abitanti del nostro pianeta. In questo inizio di 2020, in mezzo al nostro percorso, abbiamo trovato un grosso ostacolo chiamato Covid-19. Siamo tutti impegnati a superarlo e a riprendere il cammino il prima possibile. Ma non è detto che la direzione debba per forza essere quella di ieri, che già sapevamo essere quella sbagliata.
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