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Martedì 07 Gennaio 2020
Tutela, luci ed ombre

Ennesimo rinvio del termine, oneri in diminuzione, prezzi in salita, l’economia che rallenta ed un mix energetico poco “sostenibile”. Il regime di tutela non termina con la fine del decennio, ma sopravvive tra luci ed ombre che accompagnano il suo funzionamento.

E sono quattro! Il decreto “Milleproroghe” sancisce il quarto rinvio della fine del mercato tutelato. Concorrenza e libero mercato dovranno aspettare ancora, sino al 1 gennaio 2022, a causa del notevole ritardo accusato dal regolatore nell’organizzare il passaggio da un regime all’altro. Tutto rimandato quindi, nella speranza che si arrivi alla conclusione di una questione da troppo tempo irrisolta. 

Nel frattempo l’Autorità, come avviene alla fine di ogni trimestre, ha annunciato i prezzi di tutela per i primi tre mesi del 2020. La riduzione degli oneri di sistema e la debole congiuntura economica hanno risparmiato agli utenti del servizio i rincari incontrollati registrati nella seconda metà del 2018. Rattrista tuttavia notare come alcuni tra media e rappresentati di categoria sostengano che questa fortuita casualità sia la “prova del buon funzionamento” del regime tutelato e che la proroga venga considerata un lieto evento. Analizziamo in profondità la faccenda per scoprire se è davvero oro ciò che luccica.

SALI E SCENDI. Ogni trimestre giornali e telegiornali d’Italia si occupano delle bollette degli italiani, riportando i prezzi decisi dall’Autorità per ciascuna voce che compone la bolletta. Dopo un secondo trimestre 2018 che ha fatto registrare un aumento dei prezzi di circa il 15%, la situazione è gradualmente rientrata trimestre dopo trimestre. Ciò che sicuramente si osserva sui prezzi di tutela dal 2017 ad oggi è un considerevole aumento della loro variabilità e quindi della loro incertezza. Tra il 2013 ed il 2016 variazioni superiori al 5% si sono verificate soltanto tre volte per il gas naturale. Dal 2017 ad oggi invece il cambiamento dei prezzi da un trimestre all’altro è stato in valore assoluto maggiore del 5% ben 11 volte (5 volte per l’energia elettrica e 6 per il gas). L’unico modo per bloccare il prezzo e non assumersi il rischio di eventuali rialzi della materia prima è il passaggio al mercato libero.

Ad ogni modo, almeno per i prossimi tre mesi, i prezzi complessivi in regime di tutela registrano una diminuzione, a dire il vero più per l’energia elettrica che beneficia della riduzione degli oneri di sistema che per il gas di cui faremo ampio uso tra gennaio e febbraio. Il motivo principale lo ammette la stessa Autorità, che nella relazione che accompagna l’annuncio scrive: “Per quanto riguarda l'aggiornamento delle condizioni di tutela del primo trimestre 2020, le variazioni riflettono sia la debolezza della congiuntura economica, sia temperature stagionali miti” (1).

TIFOSI DEL SURRISCALDAMENTO. Già. I prezzi scendono ma per effetto delle temperature miti. Considerando il caldo anomalo che ha caratterizzato questo dicembre con temperature massime al di sopra dei 15° C durante il periodo natalizio, esultare per i bassi prezzi dell’energia ha un sapore amaro. Niente efficienza, niente accordi internazionali, niente moneta forte per ridurre il costo delle materie prime. Se nel prossimo trimestre l’energia in bolletta peserà di meno dovremo “ringraziare” il surriscaldamento globale, l’inquinamento e il rallentamento dell’industria. Non c’è da esultare, non c’è da star sereni, non c’è da scambiare le attuali circostanze come prove di “buon funzionamento” del sistema.

LA TUTELA NON È VERDE. Chiudiamo con un punto utile a capire le insidie che si nascondono dietro la non scelta di un fornitore sul mercato libero. L’energia fornita in regime di tutela non è energia verde. Chi utilizza l’energia fornita in regime di tutela riceve l’energia “residuale”, privata della quota di energia verde acquistata da chi sceglie il mercato libero. Il mix energetico della maggior tutela non può che essere “ricco” di carbone, combustibili fossili, emissioni di CO2 ed energia nucleare importata da Francia e Svizzera (2).



  (1) ARERA, Comunicato Stampa del 27 dicembre 2019
  (2) Acquirente Unico, Fuel Mix Disclosure 31 Luglio 2019
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